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Canone non pagato: come recuperarlo con il decreto ingiuntivo

L’inquilino smette di pagare. Le settimane passano, poi i mesi. Le telefonate non producono risultati. E il proprietario si ritrova a coprire mutuo, spese condominiali e tasse senza incassare un euro. Il recupero del canone non pagato è uno dei problemi più diffusi nel mercato locativo italiano, e a Roma, con i tribunali tra i più congestionati d’Italia, richiede una strategia precisa fin dal primo giorno di morosità.

Canoni di locazione non pagati: come agire subito

Prima di rivolgersi al tribunale, è sempre opportuno inviare una diffida formale all’inquilino tramite raccomandata A/R o PEC. Questo atto svolge tre funzioni fondamentali.

Prima di tutto interrompe la prescrizione del credito. Poi mette in mora il debitore, facendo decorrere gli interessi legali sulla somma dovuta. Infine documenta il tentativo di risoluzione bonaria, un elemento che rafforza la posizione del locatore nel corso del giudizio.

La diffida deve indicare con precisione l’importo dei canoni arretrati, le mensilità non pagate, le eventuali spese condominiali insolute e il termine entro cui l’inquilino deve provvedere al pagamento. Una diffida vaga o incompleta può indebolire la posizione del locatore nelle fasi successive.

Decreto ingiuntivo per il recupero dei canoni arretrati

Il decreto ingiuntivo, disciplinato dall’art. 633 del Codice di procedura civile, è il principale strumento per recuperare i canoni non pagati in tempi ragionevoli. Il locatore presenta ricorso al Tribunale competente allegando il contratto di locazione regolarmente registrato e la prova dei mancati pagamenti, in genere estratti conto bancari o ricevute non quietanzate.

Il giudice esamina la documentazione senza sentire l’inquilino in questa fase. Se tutto è in ordine, emette un decreto che ingiunge all’inquilino di pagare l’intera somma entro 40 giorni. Non esiste una soglia minima di canoni arretrati per agire: anche una sola mensilità è sufficiente. In pratica, però, è opportuno attendere almeno due mensilità per dare consistenza all’inadempimento.

Il decreto può coprire i canoni arretrati, le spese condominiali non pagate, gli eventuali danni documentati all’immobile e le spese legali della procedura.

Quando richiedere la forma provvisoriamente esecutiva

Quando il contratto è scritto e registrato e i mancati pagamenti risultano documentati in modo inequivocabile, il giudice può concedere il decreto in forma provvisoriamente esecutiva. Questo è un vantaggio concreto: anche se l’inquilino dovesse fare opposizione, il locatore può già avviare le procedure di recupero forzato senza attendere la conclusione del giudizio.

La forma provvisoriamente esecutiva si chiede espressamente nel ricorso. Non ottenerla, quando i presupposti ci sono, è un errore che può allungare i tempi di mesi.

Decreto ingiuntivo e sfratto: due procedure da avviare in parallelo

Il recupero del canone non pagato e il recupero del possesso dell’immobile sono due obiettivi distinti che richiedono due strumenti diversi. Il decreto ingiuntivo punta al denaro. Lo sfratto per morosità punta alla restituzione dell’immobile.

Lo sfratto si attiva con l’intimazione di sfratto e la contestuale richiesta di convalida al Tribunale. Se l’inquilino non si presenta all’udienza o non paga il debito entro il termine di grazia fissato dal giudice, il provvedimento di convalida diventa un titolo esecutivo per il rilascio.

Avviare entrambe le procedure in parallelo fin dalla prima morosità riduce i tempi complessivi e massimizza le possibilità di recupero. Se vuoi approfondire i tempi e i costi della procedura di sfratto a Roma, leggi anche la guida completa allo sfratto per morosità.

Cosa fare se l’inquilino si oppone

Se l’inquilino fa opposizione al decreto, la procedura si trasforma in un giudizio ordinario. In questa fase la qualità della documentazione raccolta fin dall’inizio del rapporto locativo diventa determinante. La regolarità del contratto, la tracciabilità dei pagamenti, la correttezza delle notifiche e la cronologia delle comunicazioni sono gli elementi su cui si costruisce la difesa del locatore.

Un’opposizione, anche infondata, può allungare i tempi di diversi mesi. Tuttavia, un decreto emesso in forma provvisoriamente esecutiva consente di non restare fermi durante il giudizio.

I documenti indispensabili per agire

Per avviare la procedura sono necessari: il contratto di locazione registrato, gli estratti conto che dimostrano i mancati accrediti, le ricevute non quietanzate, le comunicazioni già scambiate con l’inquilino e la copia della diffida inviata prima dell’azione legale.

Avere questa documentazione in ordine dall’inizio del rapporto locativo non è una formalità. È la condizione che permette di agire in modo rapido ed efficace nel momento in cui l’inquilino smette di pagare.

Come tutelarsi in caso di affitto non pagato

Il recupero del canone non pagato è molto più agevole quando il contratto è stato impostato correttamente. Un contratto registrato, con pagamenti tracciabili tramite bonifico e con clausole chiare sulle spese accessorie, è già di per sé uno strumento di protezione. Anche una clausola che preveda la risoluzione di diritto in caso di morosità superiore a un certo numero di mensilità può ridurre i tempi del procedimento.

Se il tuo inquilino ha smesso di pagare, intervenire tempestivamente può fare la differenza sui tempi e sulle possibilità di recupero.

Contatta lo Studio Legale Greco per valutare la situazione e individuare la strategia più efficace per il recupero dei canoni e, se necessario, per il rilascio dell’immobile.

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